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Teofilo Patini

Castel di Sangro - Teofilo Patini Tra i personaggi illustri di Castel di Sangro, nel campo artistico grande rilievo ha la figura del Patini, conosciuto come pittore verista di ispirazione storico sociale.
Nacque a Castel di Sangro (L'Aquila) il 5 maggio del 1840 e muore a Napoli nel 1906.
Si colloca accanto a molti artisti e scrittori quali Verga, tutti rivolti sul fronte europeo delle rivendicazioni e delle riforme sociali. Figura di grande interesse culturale, pittore verista i suoi quadri al di là del valore artistico hanno anche un valore politico e sociale , in essi si coglie l'esplosiva denuncia rivolta ai signori del tempo.
Legatissimo all'aspra bellezza della sua terra natale, solidale con il mondo dei diseredati costretti ad una vita di stenti e di privazioni, umile tra gli umili nelle sue tele ritrae le condizioni di immiserimento del popolo contadino, costretti ad una vita alienante,dura e faticosa,; gli ambienti poveri e disastrati che abitavano, i paesaggi naturalistici, e tutto ciò che riguardava la vita rurale, nel panorama storico dell'Italia postunitaria.
L'obiettivo del pittore è quello di raffigurare una realtà oggettiva e al contempo simbolica. Porta a riflettere le drammatiche situazioni di povertà e miseria, la sofferenza di un lavoro mortificato, la lotta giornaliera per il pane.
La gente della sua terra era afflitta da una vita caratterizzata dal bisogno materiale, dalla lotta per la sopravvivenza, abitavano in pochi vani di casa o in uno, nei cosiddetti fondaci. Quelle più povere vivevano in seminterrati, privi di luce , molto umidi, dai quali uscivano come animali selvatici per andare a cercare la legna, questo compito spettava alle donne. Le quali si recavano presso le montagne e tornavano con carichi di legna sulle spalle o sul capo.
Nei dipinti emerge come il Patini è rivolto a rappresentare gli aspetti dei paesaggi e a documentare in modo dettagliato quelle che erano le occupazioni di lavoro del ceto contadino.. Castel di Sangro - Teofilo Patini - L'EredeDa tutto ciò emerge che la caratteristica fondamentale dei i lavori dell'artista sia la miseria ed il dolore, come ben si evince da uno dei capolavori che ha per titolo l'Erede.
In esso si ispirò ad un avvenimento realmente accaduto in un seminterrato vicino alla propria dimora. Protagonista è il cadavere di un uomo, disteso a terra su di un pavimento rovinato, ricoperto da una coperta rattoppata, da un lato le calze e le scarpe che molto probabilmente saranno indossate dal piccolo che sta poggiato su un cuscino, a terra accanto alla madre riversa su un cassone di vecchio legno, raccolta nel dolore per la perdita di braccia da lavoro che avrebbero garantito la propria sopravvivenza e quella del figlioletto. Dall'ambiente raffigurato emerge una vita di miseria e di stenti, le pareti sono completamente spoglie , compaiono solo gli arnesi da lavoro: la roncola e la marra, forse raffigurate affinché il piccolo ricordi che un giorno anche lui sarà obbligato a produrre la ricchezza e a morire di miseria..
E' presente il quadro della Vergine a simboleggiare che essa Regina del Cielo, dopo le dure e gravi prove della vita attende in Paradiso; il ramoscello di palma ricorda di stare in pace con gli uomini sulla terra.
L'Erede esprime una grande denuncia sociale, che indurrà a riflettere sui doveri che incombono alle classi dirigenti. e a dare una precisa visione che il popolo rappresenta una forza indispensabile e non una cosa senza nome e senz'anima.. Accanto all'Erede vi sono altre opere altrettanto importanti come Castel di Sangro - Teofilo Patini - Vanga e latteVanga e latte del 1883., ci riporta alla durissima realtà del Mezzogiorno italiano post-unitario, esprime un altro episodio di miseria e disperazione, per lungo periodo ci fu una grande carestia determinata dalla siccità, per le campagne si vedeva solo fame, dolore e smarrimento e profonda disperazione.
Ancora per una volta il pittore mette in risalto il lavoro alienante degli umili contadini, che nulla hanno se non un piatto grezzo e neonati da allattare tra le zolle . L'opera venne esposta a Torino in coincidenza dei moti agrari del Veneto e fu acquistata dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste. La donna viene raffigurata appoggiata ad una sella, mentre nutre il piccolo che viene protetto dal sole cocente da un vecchio ombrello, E' presente un piatto di polenta con le rozze posate di legno quale testimone di un'alimentazione povera di persone che sono tuttavia forti e gran lavoratori. L'uomo si appresta insistentemente a vangare la terra che appare totalmente arida e che viene bagnata unicamente dal suo sudore, una terra che non è sua e dalla quale probabilmente egli non ricaverà neanche il pane necessario alla propria sopravvivenza. Lo sguardo profondo ed intenso della mamma verso il piccolo neonato sembra far capire il duro destino che incombe al bimbo, presto anche lui seguirà le orme del genitore e dovrà stentare come lui.

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