Nelle varie epoche, si rivelò di notevole vantaggio per l’abitato la feliceposizionesull’importante raccordo viario della via
Minucia, dopo la decadenza di quest’ultima causata dalle invasioni

barbariche; l’antico ruolo di essa si rivitalizzò nel Medioevo, quando si trasformò in una fondamentale arteria stradale, nota come “Via degli Abruzzi”. Se tale ubicazione favorì la crescita di Castel di Sangro e ne evidenziò il suo ruolo di
Porta degli Abruzzi, allo stesso modo la rese fragile alle rappresaglie nemiche. La“Via degli Abruzzi” permise al capoluogo sangrino, inoltre, di risorgere dalle distruzioni belliche e dalle calamità sismiche.
L’evento che sancì la fine del medioevo sangrino fu il catastrofico terremoto del 1456 che causò il disfacimento dell’abitato e un vertiginoso crollo demografico: “
tuto ruinato e disfatto ecetto 7 case”. Ancora una volta il borgo castellano rinacque e questa volta sotto la forza dei signori d’Aquino; ad essi seguirono altri prestigiosi casati come i d’Avalos, i d’Afflitto, poi i Carafa ed in ultimo i Caracciolo.
Castel di Sangro ebbe anche modo di ospitare Sovrani e Signori che di frequente elargirono privilegi e vantaggi, determinando la formazione di una piccola borghesia artigiana e mercantile.
Nel corso dell’800, e soprattutto con l’Unità d’Italia, con la perdita dei tradizionali mercati di riferimento, iniziò un lento ma inesorabile declino; inoltre, il dissodamento del Tavoliere di Puglia comportò il tramonto della transumanza e l’inizio di una cruda povertà, che diventò espressione d’opera per il pittore sangrino Teofilo Patini (Castel di Sangro 1840 - Napoli 1906).
Castel di Sangro morì e nacque ancora con l’ultimo evento bellico, che decimò la

popolazione e portò il totale disfacimento della cittadina sangrina. Nei mesi dall’ottobre 1943 al giugno 1944, la Maiella e i suoi contrafforti meridionali, fino alla Valle del Sangro, divennero uno dei caposaldi della
Gustav Linie (Linea
Gustav): la linea sulla quale si scontrarono duramente le truppe tedesche di occupazione e le truppe alleate. Le forze alleate insistettero per ben otto mesi di dura battaglia tentando di sfondare la difesa tedesca posta sul monte Arazzecca e Spinorotondo, compresi nella linea
Gustav, e fra i ruderi dell’antico castello dei Conti dei Marsi, che non portarono però allo sfondamento del fronte. Il paese si trasformò in un cumulo di macerie e gli abitanti furono costretti a rifugiarsi nei boschi circostanti o a migrare in altre regioni. Ma questo non tutelò i castellani, una forte testimonianza sono i cinque cimiteri scavati nelle macerie e le innumerevoli sepolture disseminate fra le campagne. L’ultima guerra comportò una decisiva rottura con il passato e un radicale cambiamento dell’assetto urbanistico e socio-economico.
Castel di Sangro oggi è sede dei principali uffici e della Comunità Montana Alto Sangro; fin dal passato ha svolto il ruolo di centro trainante dell’intero comprensorio. Il fenomeno trova la sua spiegazione proprio nel fatto che gli abitanti di un territorio, che va oltre i confini della Comunità Montana, fanno capo alla cittadina, che è l’unica ad offrire, in una vasta zona compresa tra Avezzano, Sulmona ed Isernia, un ricco ventaglio di servizi. La principale vocazione di questo territorio è quella artigianale, commerciale e turistica, avvalorata dalla sua posizione di cerniera tra due parchi nazionali e a ridosso degli impianti sciistici di Roccaraso, Pescocostanzo e Rivisondoli.