La Chiesa Parrocchiale intitolata a San Nicola di Bari è invece il più antico edificio religioso di Castel di Sangro; al primo sguardo non parrebbe, in quanto è stata completamente ricostruita, con materiali moderni, dopo gli ultimi eventi bellici. Edificata nel XII secolo, nel 1235 accolse il "Gran figlio della vicina Isernia", quel Pietro da Morrone che divenne poi Papa Celestino V, celebre come "il Papa del gran rifiuto", in quanto unico pontefice della storia ad essersi dimesso. Egli si fermò a pregare nella Parrocchiale di San Nicola di Bari prima di ritirarsi in eremitaggio sulla vicina montagna.
La Chiesa fu inoltre granciale della commenda dei Cavalieri di Malta; di quest'ordine conserva ancora uno stemma al suo interno.Edificata nel 1736, vi si trasferì l'omonima confraternita proveniente con tutta probabilità dalla vicina Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano.
Tale confraternita era detta anche "la Congrega dei nobili" perché, per disposizione dello statuto interno, vi potevano accedere solamente persone di famiglie distinte o persone in qualche modo di per sé ragguardevoli; tale restrizione fu in seguito giustamente abbandonata. Vi si celebra tre sole volte l'anno: nelle "Quarant'ore", dopo la prima domenica di Quaresima, nell'ottava del Corpus Domini e il giorno otto del mese di Settembre.
La Chiesa si fa notare subito per l'originale doppia scalinata, con la balaustra ornata di teschi, e per la facciata che ancora porta i segni delle mitragliatrici aeree che, nel 1943, fecero scempio di Castel di Sangro.
All'interno ha il coro per i membri della confraternita, un altare ben ornato, un piccolo organo e sette dipinti. Tra questi, il più importante è quello a destra dell'altare, eseguito nel 1740 da Gaetano Sacchetti De Rubeis; gli altri, ad eccezione di quello che andremo appresso a descrivere, sono di minore interesse, e riconducono alla scuola Napoletana del XVIII secolo.
Era presente inoltre un'opera del Patini che raffigurava Gesù che risuscita il figlio della vedova di Naim; purtroppo esso fu venduto e, ad oggi, non se ne sa più nulla. Lo sostituisce oggi un dipinto, dal medesimo soggetto, eseguito oltre cinquant'anni fa dall'artista ed architetto locale Giuseppe Buzzelli, noto per aver progettato tra l'altro la piazza ed il palazzo del Viminale in Roma.